domenica 20 dicembre 2015

Studio Daimon. Si effettuano percorsi di promozione del benessere e di crescita personale. Nello specifico:
- facilitazione di alternative di risoluzione dei problemi (problem solving) più efficaci e salutari;
- gestione dello stress e dei conflitti tramite il potenziamento della resilienza personale;
- supporto e potenziamento del self - care (capacità del prendersi cura di se') e dell'autostima o valore di se'.
Per maggiori informazioni:
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giovedì 28 maggio 2015

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martedì 4 novembre 2014

Il vissuto in psico-oncologia:l' ideale e il reale!

UN RICORDO PER SEMPRE


... ho bisogno di liberarmi di questo “fardello”...
.... ho bisogno, forse, di sentirmi utile per qualcuno...
Ecco perché ho deciso di scrivere! Potrebbe servire ad altri, che hanno vissuto o vivono la mia stessa dolorosa esperienza, come conforto!

Per fortuna riesco a non chiudermi in me stessa e ad essere forte.. a pensare che questa mia tragica esperienza possa essere di aiuto a qualcuno, così come io mi sento consolata e, in qualche modo, incoraggiata quando leggo di esperienze simili.

Tutto ebbe inizio nell'estate 2010. Eva si trova al mare. Infervorita dai preparativi per l'arrivo dei suoi figli, che avevano trascorso con i nonni un'intera settimana da soli.
Ricorda la gioia e il dolore, all'improvviso!
Un dolore forte; pungente.. persistente alla “sua” bocca. Lingua e gengiva doloranti.
Da quel momento tutta la “sua” vita è cambiata: controlli medici continui; incertezza; incredulità e l'ostinazione di voler credere ad una cosa banale. Fingere che tutto fosse normale, ma poi arrendersi e tornare a casa. Lontana dalla quiete e dalla serenità. Familiarizzare, immancabilmente, con la realtà sempre più cruda e sconvolgente.
Nel ricordo, rivivo la corsa frenetica a cercare soluzioni... angoscia, presentimenti e... purtroppo, nulla di infondato!
Nove mesi di agonia: chemio e radio. Le forze che, pian piano crollano... ma non quelle dell'anima!
Terapie, comunque, non efficaci. Si necessita di un intervento demolitivo, che mi ha strappato via lo sguardo e la parola”!
Nonostante tutto, dopo l'intervento, si riprese adeguatamente. Iniziò l'attesa snervante dell'esito delle analisi e... che fare? “Attrezzarsi” ed affrontare tutto ciò che ci aspettava.
Tutti coinvolti, anche se era lei a dover affrontare il nuovo calvario del percorso terapeutico/riabilitativo.
Lo smarrimento, l'incertezza del cosa fare. L'ansia per l'esito dell'operazione; lo struggimento e la pena per il dolore. Ritrovarsi ad affrontare ancora altre difficoltà. Il dopo... come riuscire a vivere come prima? “Non sono più la stessa. Non potrò più fare il mio lavoro... ma penso di avere avuto, comunque, il coraggio e vorrei poter trovare, ancora, tanta forza in me... non tanto per me, ma per i miei figli, perché loro sì che sono la mia vita!
Ha mostrato un coraggio ed una forza straordinari, fino all'ultimo! Grazie a quello straordinario coraggio e forza di volontà non si arrese mai e posso solo immaginare quanto le sia costato.
Non è giusto che io sia qui, nella mia casa, fuori l'odore straordinario della primavera, a permettermi il lusso di rimuginare sulla mia sofferenza e nulla più”.
Mai ha mostrato cedimenti, almeno evidenti, con gli altri. Preferiva evitare di lasciarsi andare, anche se un giorno mi ha detto: “sai che difficilmente piango? É difficile che io esterni le emozioni... sì sono dura, ma sensibile, direi”! Un modo per non cedere alla disperazione e nello stesso tempo per proteggere gli altri dalla pena.
Tutti abbiamo avuto una linea comune: cercare di coinvolgerla il più possibile in una vita normale.
Cercavamo di fare del nostro meglio: le stavamo vicino. Le parlavamo continuamente, ma il tormento più grande era il non sentirsi all'altezza, la sensazione frustrante di non riuscire a trovare le parole giuste al momento giusto. Ricorrevo ai messaggi scritti, alle lettere, cercando di chiarificarle che “scrivere è terapeutico: permette di esprimere facilmente le proprie emozioni, anche quando è difficile”!
Sono caparbia, però, e la voglia di essere ottimista non mi manca. Ci sono momenti in cui, a volte, mi aggiro smarrita per le stanze, gridando il mio dolore, altri di dignitosa compostezza e momenti di dignità raziocinante.
La consapevolezza di condividere la pena di molti non mi consolava più di tanto, ma mi dava forza.
Certo... sono stanca; stanca e vuota... e pensare di condividere la pena di molti non è poi una gran consolazione, al massimo posso pensare che come ce l'hanno fatta gli altri, ce la posso fare anch'io, perché non ho mai visto in effetti nessuno così totalmente disperato da rinunciare del tutto a vivere anche dopo un grande dolore, anche vivendo quotidianamente in un'ansia e una preoccupazione lacerante, come sembra debba essere il nostro futuro”.
Col passare del tempo, quanto più diventava evidente la gravità della situazione, tanto più cercava di armarsi di coraggio, per riuscire ad affrontare con presunzione, senza troppa difficoltà il momento degli adii e il dopo.
Quanto poi era preparata, lo vidi alla fine. Quel giorno, quel grigio mattino di fine aprile 2011, pareva adatto a dirle addio... e non posso più sentirla da allora senza provare una stretta al cuore.
Nell'immediato mi aggrappavo al pensiero delle persone care a cui dovevo in qualche modo dare conforto. La consolazione era che lei se ne era andata con dignità... era quasi la sua ossessione... in un ambiente bello, circondata da persone care.
Non è stato semplice affrontare, davvero, il dopo... dolore e disperazione, laceranti!
C'è la serenità con cui riesco a pensare a lei che, spesso, lascia il posto, all'improvviso, ad una sensazione di vuoto e perdita irreparabile: il dolore della mancanza, sofferta, dai suoi bambini.
Ricordo le sue parole: “non ci si rassegna, ci si abitua. Si cerca di continuare a vivere una vita normale, anche lieta, ma non è facile. A volte diventa una ricerca, anche febbrile, di distrazioni, interessi, a volta un'apatia che sfocia nella depressione”!
Credo, comunque, che si debba accettare questo alternarsi di momenti sereni e disperati. L'errore più grande è chiudersi in se stessi; bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto, di aprirsi agli altri con umiltà, senza avere timore di mostrare la propria debolezza.
E poi, non bisogna dimenticare gli altri... ci può sempre essere qualcuno che ha bisogno di noi, qualcuno a cui tendere la mano e nel momento in cui si condivide la pena e si porta conforto ci si sente più forti, utili e migliori... perché è questo che avrebbe desiderato lei... alle soglie dei suoi soli 38 anni!


Dr.ssa Antonietta Albano

Psicologa e Pedagogista
Formazione in Sessuologia Clinica - Perfezionamento in Psicologia Giuridica.

lunedì 13 ottobre 2014

SEDUZIONE ED EROS: percezione nelle varie società!


«Nella nostra specie i rapporti sessuali non hanno una funzione solo riproduttiva;
una relazione sessuale è anche interazione sociale».


La sessualità si esprime con comportamenti e regole dettati dalla cultura. Natura e cultura sono ugualmente importanti nella definizione dell’identità sessuale di un individuo.
Un rapido sguardo oltre i confini del proprio paese conferma che i popoli sono diversi anche nel modo di vivere il sesso: cambia da un paese all’altro, da una settimana all’altra, da un giorno all’altro. Etica, morale, religione e cultura definiscono per ciascun popolo il modo di vivere il sesso.
Ogni cultura regolamenta la sessualità: chi, come, dove, quando e perché. Norme generali che stabiliscono quando è permesso e perché è permesso.
I termini in cui vengono definite queste regole variano moltissimo tra una cultura e l’altra. Le differenze nei comportamenti sessuali sono diventate di recente oggetto di studio:
l’età del primo rapporto sessuale varia sensibilmente da un paese all’altro. Secondo le statistiche, che riguardano i paesi industrializzati, i ragazzi americani sperimenterebbero, prima dei loro coetanei europei, la loro prima volta a 15 anni, rispetto ai 17 degli europei. I legami che si instaurano tra i primi sono meno duraturi, a differenza dei secondi dove sono stabili e duraturi, nonostante la giovane età dei ragazzi.
Una ricerca sul comportamento sessuale della popolazione mondiale ha evidenziato una variazione anche nella frequenza dei rapporti sessuali: la popolazione più attiva risulta essere quella russa, francese ed americana, con 130 rapporti l’anno; quella meno passionale sarebbe l’orientale con solo 30 rapporti l’anno.
La cultura influisce sulla nostra sessualità; sul nostro comportamento sessuale; forma le opinioni correnti, sia direttamente che indirettamente, tramite le immagini diffuse dei media, in base a cui decidiamo chi è un partner sessualmente adeguato e chi non lo è; quando si può avere un rapporto sessuale e quando, invece, è proibito.
Questi elementi forniscono i parametri che regolano l’attività sessuale. Acquista sempre più piede un approccio universale allo studio della sessualità.
I fenomeni connessi con la globalizzazione, come il flusso migratorio sempre più intenso, tendono a ridurre le differenze culturali tra le popolazioni e, di conseguenza, anche le abitudini e i comportamenti sessuali.
Le pratiche sessuali si trasformano rapidamente a contatto con nuovi stili di vita. Anche la passione è condizionata da modelli culturali, che dettano agli individui i criteri per gestire un rapporto sessuale. Recentemente questi modelli hanno subito grandi trasformazioni e hanno cambiato radicalmente le abitudini sessuali.
Anche nell’ambito della Sessuologia la ricerca non può escludere le differenze culturali; vanno tenute in considerazione laddove ci permettono di completare il profilo delle nostre conoscenze sulla sessualità. La cultura di appartenenza nutre un individuo sin dalla nascita, plasma tutte le sue concezioni e in particolare quelle che riguardano il suo ruolo nella comunità e la sua identità sociale.
Parte integrante dell’identità sociale di un individuo sono le sue abitudini sessuali e la comunità regola il comportamento sessuale a seconda del ruolo che attribuisce a uomini e donne.
L’omosessualità, ad esempio, è un comportamento sessuale che più di altri necessita l’accettazione culturale; molto importanti sono i modelli di riferimento. L’omosessualità rappresenta come l’identità è il frutto di una elaborazione della cultura.
Oggi le norme per la sessualità sono trasmesse tramite l’educazione sessuale. Chi non ha una conoscenza adeguata della propria sessualità, spesso, ne ha anche una percezione distorta e vive le sue esperienze sessuali in modo non appagante e, talvolta, anche doloroso.
Questi comportamenti espongono, maggiormente, al rischio di malattie sessualmente trasmesse; la scarsa conoscenza è il comune denominatore di molti disagi e disturbi della vita sessuale.
L’educazione sessuale sembra avere un carattere prettamente informale in base alle ricerche condotte. La trasmissione delle conoscenze agli adolescenti avviene, specie, tramite coetanei e fratelli maggiori. Nelle comunità tradizionali questo compito è affidato agli anziani; nella maggior parte dei casi si tratta di forme di educazione non strutturate, che non vengono sostenute da programmi governativi.
Fornire un bagaglio completo di informazione è una priorità dell’educazione sessuale dei più giovani, che dovrebbe avvenire sin dall’età prescolare. Al termine del ciclo di istruzione obbligatoria i ragazzi debbono avere un’informazione completa su tutto.
Importantissima è l’educazione all’affettività, che comincia sin dalla prima infanzia, tramite il contatto fisico coi genitori; il bimbo accetta se stesso sentendosi amato e convincendosi di meritare questo amore. L’educazione diventa didattica quando il bimbo acquisisce una completa padronanza del linguaggio.
L’unione sessuale è il rapporto umano che più di ogni altro è oggetto di una complessa regolamentazione non scritta: le regole di questo gioco a due mutano rapidamente e non sempre nella relazione di coppia si riesce a far fronte alle esigenze di entrambi i partner.
La diffusione di informazioni complete sulla sessualità è un supporto fondamentale della comunicazione di coppia, ma talvolta le rotture sono inevitabili.
Il matrimonio rappresenta l’istituzione più diffusa nel mondo per regolamentare l’unione sessuale. La ritualità delle cerimonie nuziali, spesso, sono frutto di uno scambio di simboli tra diverse culture.



Dr.ssa Antonietta Albano
Psicoterapeuta- Sessuologa